mercoledì 15 ottobre 2014

Il sonno della politica genera i Forconi

È fin troppo facile parlare di esasperazione sociale per spiegare il movimento dei Forconi, che da lunedì 9 dicembre crea disagi in varie città italiane, ancorché il temuto “blocco” del Paese non sia al momento avvenuto. Nella confusa galassia della collera è confluito di tutto e di più: protesta antitasse, precariato, disoccupazione e varie forme di rabbia sociale, ivi comprese le pulsioni incendiarie degli ultrà dello stadio. Sono tutti frammenti di un Paese malato, sfiduciato, impaurito, che non si fida più dei partiti e delle istituzioni; e che per tale motivo tende a rompere ogni tipo di argine politico e sindacale, contribuendo a indebolire le difese immunitarie della democrazia, già da tempo, da troppo tempo, sotto stress. È fin troppo facile, inoltre, indicare il rimedio alle tensioni sociali nel riavvio del motore della crescita economica, nella riduzione della pressione fiscale, nell’allentamento possibile e realistico dei vincoli europei. Il problema è che le capacità di “persuasione virtuosa” della politica – quanto mai necessarie, perché non esistono purtroppo soluzioni a portata di mano e dall’effetto immediato – sono oggi sensibilmente ridotte dal prevalere, nell’ambito della politica stessa, della “persuasione viziosa”, quella che diffonde sfiducia, insicurezza, delegittimazione. Persuasione viziosa è quella di Berlusconi e dei suoi bardi zelanti, che propagandano la leggenda nera dei quattro “colpi di Stato”, del Parlamento “delegittimato” e del Colle complice di fantasmatiche trame contro il leader dei “moderati”. Persuasione viziosa è anche quella di Grillo, che ha già trasformato l’Aula della Camera e del Senato nel set di un reality show grazie all’attiva collaborazione dei “suoi” parlamentari; Grillo che incita alla serrata di Montecitorio dopo la sentenza della Corte costituzionale; e che ora istiga alla sedizione persino le forze di polizia, vagheggiando il suo Soviet “dei soldati e degli operai” come nella Russia alla vigilia della Rivoluzione d’Ottobre. Se i leader di due partiti che rappresentano insieme la metà dell’elettorato attuano una strategia del caos, diversa nelle motivazioni ma convergente negli esiti destabilizzanti, non bisogna scomodare né il Censis né i più autorevoli istituti di ricerca sociale per comprendere da dove scaturisce la rivolta dei Forconi. Le forze che indeboliscono gli argini della democrazia vengono dalla stessa politica. I forconi, o movimenti simili, alla fine non fanno paura. A preoccuparci seriamente sono invece quelle fette consistenti della politica che cadono, ormai quotidianamente, in stato di delirio.
di Aldo Di Lello

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