mercoledì 15 ottobre 2014
A luci spente…
Sono passate poche settimane dall’ennesima strage di innocenti inghiottiti dalle acque che bagnano Lampedusa. Sono passate poche settimane e già le lacrime dei ministri, lo sdegno Istituzionale e le luci dei telegiornali si sono spente, come sempre accade dalle nostre parti. Le agenzie di stampa annunciano a tamburo battente inerenti possibili ed ineluttabili stravolgimenti legislativi, provvedimenti urgenti, stanziamenti ingenti: sono spariti nella nebbia invernale, neppure fossimo in Padania, anziché nella soleggiata Sicilia. Forse nella terra del Gattopardo non ci si poteva attendere altro, né altro ci si potrà attendere per le altre stragi, le altre morti, che anche in queste ore si susseguono senza soluzione di continuità.
Molte sono state le voci scomposte che, gridando allo scandalo, avevano additato come madre di tutti i mali la legge Bossi-Fini che regola i flussi migratori, rea, secondo costoro, di aver introdotto il reato di clandestinità. Peccato che quel reato non fu mai scritto in quella legge, ma in altri e successivi decreti, da altri stilati. Tuttavia, per carpire qualche flash dei fotografi spesso il gioco di sparare nel mucchio diventa sport nazionale.
Tra i tanti quesiti sollevati in quei giorni, e nelle settimane successive, nessuno si è interrogato, o ha voluto interrogare l’opinione pubblica, sulla provenienza dei flussi di denaro che alimentano il traffico di esseri umani. “Per capire un fenomeno guarda la strada dei soldi” si usa dire: nel caso di specie, si dovrebbe meglio riflettere su quali siano le fonti di denaro da cui tanti disperati trovano il modo di pagarsi un viaggio tanto costoso quanto arrischiato. In paesi ove la povertà e la totale indigenza è la regola, e la fame è la principale compagnia quotidiana degli individui, in non pochi casi unitamente ad un’arma, come è possibile che così tanti disperati possano arrivare a pagare migliaia di euro per correre incontro alla morte?
Gli esodi biblici, le fughe dalla fame e dall’arretratezza non si fermeranno mai né con una legge né con qualsivoglia controllo burocratico alle frontiere, se non si osservano attentamente i flussi di denaro che ne alimentano il mercato clandestino ed illegale, non tanto per placare le migrazioni, ma quantomeno per governarne quanto più possibile i flussi, risparmiando in tal modo molte vite umane e dosi industriali di ipocrisia che in Italia ancora sul tema si spargono a piene mani.
Abbassati i riflettori della ribalta mediatica, continueranno i viaggi della speranza.
…a luci spente..
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