mercoledì 15 ottobre 2014

Dieci anni fa la strage di Nassiriya: un dolore infinito, una nazione ritrovata

La mattina del 13 novembre 2003 l’Altare della Patria offrì uno spettacolo inaudito e struggente. La scalinata che conduce al Milite Ignoto era ricoperta di fiori: il Vittoriano sembrava un giardino. Durante la serata e la notte precedente s’era svolto il pellegrinaggio spontaneo e silenzioso di decine di migliaia di italiani. Venivano da tutta la Penisola. Ciascuno recava con sé un mazzo di fiori, oppure un foglio sul quale aveva scritto una poesia, un pensiero, una preghiera. Qualche istante di raccoglimento davanti al Sacrario e poi la testimonianza, semplice e solenne, del dolore fraterno, dell’afflizione di italiani.
Fu quella la reazione dell’Italia alla strage di Nassiriya, nella quale morirono 19 connazionali impegnati a contribuire all’affermazione della pace in Iraq. O, per meglio dire, ne furono, quelle immagini, l’espressione più rappresentativa. E fu una reazione di tangibile solidarietà e composto orgoglio. Quella reazione, totalmente imprevista in un Paese dove, fino a qualche mese prima, avevano imperversato i cortei pacifisti, stava a significare che qualcosa di importante era avvenuto nella coscienza degli italiani; che la nostra società era consapevole delle responsabilità internazionali assunte dal Paese per rafforzare la pace nel tempo della “guerra asimmetrica” , nel tempo in cui il terrorismo può colpire ovunque e nel tempo in cui vaste aree della Terra sono oppresse dal fanatismo e dall’integralismo, producendo in tal modo ingiustizia, violenza e sopraffazione. Come appunto nell’Iraq afflitto dalla lunga dittatura di Saddam e poi devastato dai terroristi di Al Qaida e dalle altre forze della destabilizzazione. Fino a qualche anno prima, l’Italia si sarebbe spaccata e “avrebbe prevalso – come annota Gianfranco Fini nel suo nuovo libro – l’Italietta pavida e rinunciataria”. Invece – osserva sempre Fini – il “cordoglio unanime e composto della grande maggioranza degli italiani, senza distinzioni di fede politica, di certo aiutò le istituzioni e i partiti a confermare il nostro impegno per la pace”. Ecco, il senso di quelle giornate di dolore e di orgoglio ritrovato, è in questa svolta morale, in questa nuova consapevolezza. E’ in quei momenti che si manifesta la nazione, la nazione che è vincolo solidale e comunità di destino. In Italia, purtroppo, questo sentimento tende spesso ad eclissarsi, tra rivalità, faziosità e divisioni. Ma, dai giorni di Nassiriya, sappiamo che la nazione c’è. E questo pensiero ci offre un motivo di speranza nei momenti difficili, come quelli che stiamo vivendo in questi mesi.
di Aldo Di Lello

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