mercoledì 15 ottobre 2014
Il Nuovo centrodestra, la destra repubblicana e il richiamo al popolarismo europeo
Solo il tempo potrà dire se il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano sarà tale non solo di nome ma anche di fatto. Nel senso che diventerà effettivamente l’architrave di uno schieramento rigenerato, competitivo, capace di sfidare il centrosinistra sul piano della visione di governo, della capacità riformatrice, dell’autorevolezza nello scenario europeo e internazionale.
Le variabili sono numerose e non dipendono tutte dalla bontà o meno delle scelte dei singoli protagonisti, ma anche dalla tenuta generale del sistema, vale a dire della sua capacità di reagire al mare purtroppo montante del populismo. Va comunque dato atto ad Alfano e a tutti coloro che si sono rifiutati di salire sulla nave della rinata Forza Italia di aver dimostrato coraggio e senso di responsabilità. Perché non è facile, in questo momento di forte collera sociale e di diffuse tendenze al radicalismo, dar vita a un soggetto politico che si propone di avvicinare il centrodestra italiano alla grande corrente del popolarismo europeo e alle forze di governo del Continente, forze additate dai populisti come capro espiatorio della crisi. Una crisi – sia detto per inciso – che viene da molto lontano e che scaturisce da diversi fattori, tra i quali vanno sicuramente annoverate le asimmetrie e le rigidità della costruzione europea. Di qui la necessità di un’azione comune dell’Italia e di altri grandi Paesi europei, come la Francia e la Spagna, per superare l’attuale immobilismo tedesco e per consentire, pur nel rispetto della linea del rigore finanziario, ai meccanismi comunitari di essere fattori di crescita e non di recessione, come persino un europeista “ortodosso” della statura di Romano Prodi ha recentemente auspicato e come anche Enrico Letta, altro convinto europeista, s’è nei giorni scorsi augurato quando ha affermato che “di troppo rigore si può anche morire”.
Spetta dunque a un centrodestra che voglia essere moderno ed evolutivo vincere una sfida impegnativa e ambiziosa, che non è soltanto la pur decisiva sfida della governabilità , ma anche quella di una rinnovata cultura politica, una cultura immune dalla pulsione del populismo e ispirata alle grandi visioni ideali e riformatrici presenti nella migliore tradizione politica europea. E condizione essenziale per il rinnovamento culturale e politico di questo centrodestra è il suo richiamo puntuale e corretto all’odierno popolarismo continentale, oltre ogni visione limitata e di comodo. Perché il Partito popolare europeo non è una sorta di “Internazionale democristiana” , ma una grande realtà sovranazionale che si nutre, oltre che della tradizione cristiano democratica, anche della cultura della destra repubblicana: pensiamo soltanto all’Upr francese e alla sua derivazione gollista. Il popolarismo europeo è forza centrale nella politica grazie alla ricchezza della sua sintesi ideale e al contributo in essa fornito proprio dalla destra repubblicana, con l’attenzione di questa ai valori della legalità, della statualità (che non vuol dire affatto statalismo), dell’etica pubblica, della coesione sociale, della laicità delle istituzioni, accanto ai grandi valori comuni della libertà e della dignità della persona.
In Italia non siamo certo all’anno zero. E il Nuovo centrodestra di Alfano può avvalersi delle migliori esperienze politiche di questi ultimi 15-20 anni, esperienze che comunque hanno lasciato il segno, a dispetto di quanto sostengono tanti populisti, comunque mascherati.
Nell’articolo di fondo uscito su “La Repubblica” domenica scorsa, all’indomani della scissione del Pdl, Eugenio Scalfari ha salutato positivamente l’evento parlando di “nascita di quella che noi chiamiamo la destra repubblicana”. L’autorevole editorialista ha dimenticato che la destra repubblicana già esiste da tempo in Italia. E possiamo essere certi che questa destra continuerà ad arricchire il dibattito politico nel nostro Paese.
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