mercoledì 15 ottobre 2014
L’indagine PISA 2012: luci ed ombre della scuola italiana
“I responsabili politici del mondo intero si preoccupano sempre più di fornire ai cittadini le competenze loro necessarie per esprimere al meglio il loro potenziale, per partecipare ad un’economia mondiale sempre più interconnessa, per poter trasformare un lavoro migliore in una vita migliore.
I risultati della “Valutazione Ocse” sulle competenze degli adulti dimostrano che i più competenti hanno due volte più possibilità di trovare lavoro e tre volte più possibilità di guadagnare più della media, ossia con poche competenze non si accede ai lavori più gratificanti e remunerativi. Inoltre, i più competenti sono più inclini ad impegnarsi per essere attori – e non soggetti passivi – dei processi politici. Pertanto l’equità, l’integrità e l’apertura dell’azione pubblica dipendono dalle competenze dei cittadini.
Con l’attuale crisi economica diventa urgente, per ogni Paese, investire in competenza, tanto nel sistema educativo che in quello del lavoro. In tale quadro sempre più Paesi si guardano intorno per ispirarsi alle politiche ed alle soluzioni più efficaci e si avvalgono dei risultati del Programma Pisa – che in 10 anni è divenuto la referenza mondiale sulla qualità dei sistemi educativi – che identifica e misura le caratteristiche dei sistemi formativi più efficaci per consentire ai governi ed agli operatori dell’educazione di ispirarsi a tali politiche adattandole ai propri contesti.”
Queste le premesse del Progetto Pisa (Programme for International StudentAssessment) promosso dall’Ocse ed arrivato alla quinta edizione. Esso ha lo scopo di misurare le competenze degli studenti quindicenni (alla fine della scuola dell’obbligo nella maggioranza dei Paesi Ocse) in matematica(1) e nel problemsolving(2) e, sussidiariamente, nelle scienze e nella comprensione del testo.
Lo scorso 3 dicembre sono stati pubblicati i risultati dell’edizione 2012 cui hanno partecipato 65 Paesi ed economie: i 34 membri dell’Ocse(3)e 31 Paesi o economie partner(4).
La provincia di Shanghai (Cina) si è classificata prima in matematica con un punteggio medio di 613, ossia 119 punti più della media Ocse (494), equivalenti a tre anni di studio (un anno 39 punti). Seguono Singapore (573), Hong Kong –Cina (561), Taipei – Cina (560), Corea (554), Macao – Cina (538), Giappone (536), Liechtenstein (535), Svizzera (531), Olanda (523), (Italia 32ma, dietro al Portogallo).
Tra i Paesi comparabili con i risultati 2003, 25 hanno migliorato (tra questi l’Italia), 25 non hanno registrato cambiamenti e 14 sono arretrati.
Nei Paesi Ocse il 12,6% degli studenti sono al top delle competenze contro il 55,4% di Shanghai, il 40% di Singapore, il 37,2% di Taipei, il 33,7% di Hong Kong, il 30,9% della Corea. I risultati più alti nei Paesi Ocse oscillano tra il 15 ed il 25% (Belgio, Canada, Finlandia, Germania, Giappone, Liechtenstein, Olanda, Nuova Zelanda, Polonia, Svizzera).
Tra il 2003 ed il 2012 Italia, Polonia e Portogallo hanno incrementato la loro percentuale di studenti al top e ridotto quella degli studenti al minimo di competenze.
In 37 dei 65 Paesi ed economie i ragazzi sopravanzano le ragazze ed in 5 avviene il contrario.
Shanghai, Hong Kong, Singapore, Giappone e Corea sono i primi 5 nella comprensione del testo (Italia 27ma).
Shanghai, Hong Kong, Singapore, Giappone e Finlandia sono i primi 5 nelle scienze (Italia 33ma).
Questi, in sintesi, i risultati più significativi che ci fanno capire quanto la Cina e le più avanzate società orientali siano state in grado di programmare sistemi educativi ad alta efficacia.
Va comunque rilevato che il dato cinese, essendo relativo solo ad alcune entità territoriali (Shanghai, Hong Kong, Taipei, Macao) non da conto della complessiva realtà del Paese e può risultare fuorviante. Difatti, se si potessero confrontare i risultati delle migliori aree di un qualunque Paese Ocse con quelli cinesi, forse, il confronto non sarebbe tanto preoccupante.
A riprova di tale assunto basta analizzare la situazione dell’Italia. Si è collocata al trentaduesimo posto con 485 punti, ben al di sotto della media Ocse che è di 494 punti. Tuttavia se si estrapolano i soli dati della provincia di Bolzano il dato medio schizza a 506 punti, a 513 se si considerano solo le scuole tedesche e addirittura a 523 per le sole scuole ladine.
Analogamente se si considerano solo i risultati di alcune macro aree: Nord est 514 con la punta di Trento a 524, Nord ovest 509, o se si prendono in considerazione solo alcuni tipi di scuole, i licei ad esempio che complessivamente raggiungono quota 520 (555 e 544 nel Nord est e Nord ovest).
Questi dati sull’Italia ci fanno comprendere che esistono aree di eccellenza nel nostro sistema educativo: I licei, seguiti a ruota dagli istituiti tecnici, e l’organizzazione formativa del Nord Italia.
Gli stessi dati ci inducono a chiederci quali sono le parti che non funzionano e che fanno crollare le medie:
Il Centro Sud, gli istituti professionali ed i centri di formazione professionale.
I migliori istituti professionali, quelli del Nord ovest, realizzano 456 punti, i migliori centri di formazione professionale, quelli del Nord est, raggiungono i 434 punti.
I peggiori, tutti al Sud, realizzano 380 e 341 punti rispettivamente. I licei del Centro sono a 524 punti e le scuole tecniche a 477, al Sud i licei si attestano intorno ai 500 punti e le scuole tecniche intorno ai 450.
Se poi si vanno a guardare i dati su base regionale si vede che Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna stanno tutte al di sotto della media Ocse di 494 punti, contro le sole Liguria e Val d’Aosta al Nord. I fanalini di coda sono la Calabria con appena 430 punti, la Sicilia con 447 e la Campania con 453.
Una delle più gravi conseguenze di tali squilibri la si ha nelle percentuali di studenti top e low performer, che, probabilisticamente, determinano i componenti delle future classi dirigenti e coloro che saranno a rischio di esclusione sociale.
L’eccellenza mondiale è rappresentata dalla provincia cinese di Shanghai che ha il 55,4% di studenti top performer e solo il 3,8% di low performer. La media Ocse è del 12,6% (top) e 23,1% (low).
La media italiana è 9,9% e 24,7%. Ma se andiamo ad analizzare la distribuzione geografica scopriamo che il Nord est è a 16,4% (top) e 15,7% (low) con la punta del Veneto al 18,7%, 13,5%, il Nord ovest 13,8%, 16,3%, il Centro 9,6%, 24,6%, il Sud 5,6%, 31,6%, il Sud isole (Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) 2,9%, 38,1%.
La drammaticità del dato è palese ed è alquanto sconfortante il fatto che il Governo si sia dichiarato soddisfatto del risultato italiano per qualche minimo progresso rispetto al 2003.
Occorrerebbe intervenire subito riformando radicalmente i programmi degli istituti professionali e ripensando l’intero sistema della formazione professionale, potenziando il tasso di cultura scientifica dei licei, anche di quelli classici. Sarebbero sufficienti piccoli aggiustamenti inserendo, ad esempio, accanto alla filosofia, la storia del pensiero scientifico e qualche ora di laboratorio.
Bisognerebbe concedere più autonomia ai dirigenti scolastici, soprattutto a proposito di verifiche qualitative, assunzioni, trasferimenti e licenziamenti, visto che il sistema italiano è tra i meno flessibili del pianeta.
Andrebbe anche rimeditata la didattica della matematica, introducendo approcci più operativi e meno astratti, in fin dei conti si tratta di un linguaggio per descrivere la realtà e, spesso, è possibile partire dalla descrizione dei fenomeni per arrivare alle “regole sintattiche”.
Inoltre, occorrerebbe introdurre, con urgenza, nelle scuole del Centrosud le migliori prassi, i modelli organizzativi, didattici e di contesto applicati nel Nord est che, in questo momento, rappresenta l’area di eccellenza della scuola italiana, forse, anche grazie a molti insegnanti del sud.
Note: 1 Per competenza matematica si intende la capacità di un individuo di utilizzare e interpretare la matematica e di darne rappresentazione mediante formule, in una varietà di contesti. Tale competenza comprende la capacità di ragionare in modo matematico e di utilizzare concetti, procedure, dati e strumenti di carattere matematico per descrivere, spiegare e prevedere fenomeni. Aiuta gli individui a riconoscere il ruolo che la matematica gioca nel mondo, a operare valutazioni e a prendere decisioni fondate che consentano loro di essere cittadini impegnati, riflessivi e con un ruolo costruttivo.
2 Per problemsolving si intende la capacità di un individuo di mettere in atto processi cognitivi per comprendere e risolvere situazioni problematiche per le quali il percorso di soluzione non è immediatamente evidente. Questa competenza comprende la volontà di confrontarsi con tali situazioni al fine di realizzare le proprie potenzialità in quanto cittadini riflessivi e con un ruolo costruttivo.
3 Australia, Austria, , Belgio, Canada, Cile, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Giappone, , Repubblica Coreana, Lussemburgo, Messico, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti d’America.
4 Albania, Argentina, Bahrain, Brasile, Bulgaria, Cina-Hong Kong, Cina-Macao, Cina-Taipei, Cina-Shanghai, Cipro, Colombia, Costa Rica, Croazia, Emirati Arabi (con cui partecipa Dubai), Georgia, Giordania, Kazakistan, Indonesia, Lettonia, Lituania, Malesia, Montenegro, Qatar Repubblica Serba, Repubblica di Trinidad e Tobago, Romania, Russia, Singapore, Tailandia, Tunisia, Uruguay, Vietnam.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento