mercoledì 15 ottobre 2014
Rapporto Censis 2013: la nostra società pigra, immorale e senza fermento
È evidente che nei momenti peggiori, o percepiti come tali, si appropriano di noi indolenza e scarsa propensione all’altruismo. Non è questa l’ennesima rimostranza del “popolo in crisi”, è l’ultimo rapporto Censis, giunto alla sua 47sima edizione,che mostra nero su bianco chi siamo e come viviamo. Per il Rapporto sulla situazione sociale del 2013 siamo per certo quelli che vanno via (da 50mila nel 2002 a 106mila nel 2012), cercando un rifugio sicuro all’estero, tra le braccia possenti della sempre verde Germania o tra quelle più lontane e sincretiche dell’America; siamo inoltre quelli che modificano le proprie tendenze e stili di vita col paranoico screening alle promozioni, sconti o baratti che siano. Il 45% di noi ha rinunciato alla cena fuori casa una volta tanto, alle fughe del weekend, alle marche, al made in Italy, finanche al cinema. Siamo e restiamo, secondo l’indagine, quelli che pagano tasse e tributi chiedendo aiuto alla famiglia o attingendo ai prestiti, temendo seriamente l’avvento improvviso di un malanno piuttosto che un’inattesa riparazione casalinga. Siamo, secondo il Censis, una società senza fermento, in cui circola “troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale”. Siamo anche le donne, però, e gli uomini che cercano di andare avanti attaccando all’origine i bisogni secondari che inducono a sprechi e consumi pleonastici. Senza alcun dubbio siamo anche le imprese a conduzione femminile e le cooperative con titolari donne che sopravvivono (le donne, secondo il Rapporto, sono il “sale alchemico”, che genera entropia laddove il caos regna sovrano).
D’altro canto, si legge sempre nel Rapporto, continuiamo ad essere lo stivale bigotto che, se potesse, calpesterebbe i nuovi ambiti occupazionali, i soli in grado di farci camminare, anchilosati come siamo: imprese innovative, ecosostenibili e start up digitali. Pur mancando la fiducia nel prossimo, ci fidiamo ancora della probabilità di accedere a un posto di lavoro fisso, a regolari contratti e condizioni lavorative inoppugnabili.
Siamo, come biasimarci, pessimisti: un quarto di quanti godono di un posto di lavoro sa per certo che la situazione lavorativa peggiorerà nel primo trimestre del 2014 e il 28,3% di questi vede già ridotto il suo salario, se non addirittura il termine delle collaborazioni ancora attive.
Il Censis, nella sua iconografia lirica a cui ci ha abituati, proietta un piano sequenza di sfiducia che parte dalle generazioni più giovani (sono 1 milione e 976 i giovanidisoccupati) e arriva a quelle più adulte (meno 200.000 unità di forza produttiva in un anno). Secondo il Censis,infine, noi italiani restiamo quelli che amano santificarei Lari e che, se potessero, investirebbero su una casa, ma ad oggi solo a 450mila famiglie è stata data – attraverso la concessione di un mutuo – questa possibilità.
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