mercoledì 15 ottobre 2014

Politica, scienza e tecnologia

La Destra italiana, pur avendo nel suo genoma l’esperienza Futurista, non ha mai mostrato grande interesse per la scienza e le tecnologie. Sarà per la feroce critica al mondo moderno portata avanti da Evola, sarà per il supposto retaggio “aristocratico” che in nessun conto tiene le questioni pratiche o per l’eccesso di attenzione allo spirito ed alla dimensione trascendente. Eppure, mai come adesso, i legami tra scienza, tecnologia e politica sono stati tanto indissolubili e intensi, al punto tale che la politica non può non avere tra le sue priorità la scienza e le sue applicazioni. La tecnologia – che è scienza applicata – difatti, non solo pervade la vita quotidiana di ciascuno, ma determina cambiamenti, opportunità, implicazioni sociali che la politica non può glissare. L’automazione industriale spinta ha conseguenze dirette sull’occupazione e, in prospettiva, sullo stesso concetto di proprietà, se si immagina un’entità in cui tutte le produzioni siano integralmente automatizzate. La corsa allo spazio ha enormi implicazioni sullo sfruttamento di nuove risorse ed offre talmente tanti nodi da sciogliere che sta nascendo un “diritto dello spazio”. Lo stesso vale per i giacimenti abissali. Lo sviluppo delle telecomunicazioni ha implicazioni sullo spionaggio, come le recenti cronache ci hanno dimostrato, ma anche sulla salute pubblica e sui diritti fondamentali delle persone. La robotica, che si prepara alla fruizione di massa, avrà implicazioni sulla vita domestica, sulla sicurezza, sull’occupazione e persino sui codici della strada, atteso che, per il 2020, è prevista la commercializzazione della prima auto senza guidatore. I droni, che sono una realtà operativa, tanto militare che civile, influenzano le strategie militari, quelle della protezione civile e rendono anche possibile lo sfruttamento dei giacimenti sottomarini. Gran parte delle questioni bioetiche sono direttamente correlate ai progressi scientifici nel campo della medicina e delle biotecnologie. Per non parlare delle nanotecnologie, del web, delle criptazioni, delle reti neurali, dell’intelligenza artificiale, dell’energia, della realtà virtuale, dei calcolatori quantistici e delle meno note applicazioni nel campo delle scienze sociali e persino della pubblicità. Gli Stati Uniti sostengono robustamente la scienza, le nuove tecnologie e la diffusione di massa della cultura scientifica. Si tratta di una scelta politica lungimirante – che andrebbe presa a modello in Europa – che ha lo scopo di consentire a quella nazione di mantenere, in prospettiva, i suoi primati. E i primati di una nazione non sono più demografici o meramente economici, ma esclusivamente scientifici e tecnologici (e, quindi, anche militari ed economici). La Nasa ha già costruito il primo iniettore per razzi con la stampa 3D e si accinge a “stampare” anche gli alimenti per gli astronauti. Da questa spinta innovatrice sono nate industrie capaci di stampare in 3D polveri metalliche ad altissima resistenza e nasceranno di sicuro nuove industrie in grado di stampare il motore di un auto o un robot su misura o alimenti e mangimi. E i vantaggi si riverseranno sulla nazione e sulla politica lungimirante. Due fisici dell’Università di Manchester (Nobel 2010) hanno messo a punto, nel 2004, un nuovo materiale, il graphene costituito da reticolo di grafite spesso un solo atomo e duro come il diamante. Si tratta di un materiale che sta rivoluzionando l’elettronica. I laboratori dell’Ibm e poi dell’Ucla hanno realizzato transistor capaci di velocità incredibili (300 Ghz contro i 40 del più veloce transistor precedente), altri hanno realizzato schermi pieghevoli e trasparenti e siamo solo all’inizio. Le implicazioni tanto economiche che militari sono evidenti. La Polonia ha compreso la portata della scoperta ed oggi l’Università di Varsavia detiene decine di brevetti sulle applicazioni del graphene, poi lo ha compreso anche la UE che ha finanziato un apposito progetto. L’Italia, in particolare la politica italiana, forse non sa ancora di cosa si tratta. Meno che mai la Destra politica. Nella classifica 2013 redatta da Nature – peraltro stilata sul numero di pubblicazioni e non sui brevetti o le scoperte – il Cnr è la sola istituzione scientifica italiana che vi compare (al 95° posto su 200). Ci sono voluti gli inglesi per fare uno spettacolare film su Pompei anche se, a pochi chilometri, ad Ercolano esiste da anni il Museo Archeologico Virtuale, una buona idea vanificata dalla politica che usa il museo quale ricettacolo di politici trombati. Eppure basterebbe dare un’occhiata alle attività delle istituzioni statunitensi per capire cosa la politica può fare per la scienza e per la promozione della cultura scientifica e quanto possa essere feconda la relazione. Ed è da rimarcare che si tratta di istituzioni pro-attive, in dialogo con i cittadini, aperte e non chiuse e passive come le paludate e baronali istituzioni italiane. Questa rubrica nasce per alimentare il rapporto tra scienza e politica e, soprattutto, tra scienza e Destra. Proporremo delle incursioni periodiche nel mondo delle scoperte, delle tecnologie di frontiera, delle istituzioni attente alla cultura scientifica ed alla sua divulgazione, per comprendere ed approfondire insieme i temi ed i problemi che la politica sarà chiamata risolvere nel futuro prossimo e remoto. L’auspicio è che l’Italia e, soprattutto la nuova Destra, scoprano l’importanza di allearsi strategicamente con la scienza. Nota: Vi proporremo, ad ogni intervento, delle immagini tratte da vecchie copertine (1920/1960) di periodici americani di divulgazione scientifica, attività scarsamente praticata in Italia. E’ una scelta volta a sottolineare l’importanza di coinvolgere il pubblico, anche emotivamente e che vuole rendere omaggio alla capacità visionaria degli inventori, dei redattori e degli illustratori che, spesso, hanno saputo anticipare, largamente e mirabilmente, il futuro. La copertina proposta è del giugno 1936 e si riferisce ad una moto con speciali pneumatici globulari ed in grado di raggiungere la velocità di 300 miglia orarie grazie al doppio motore. Ecco il progetto:
In quegli anni l’Italia era tecnologicamente e scientificamente competitiva. Di seguito un’immagine del gennaio 1933 che mostra l’italianissimo e innovativo Stipa Caproni, un tunnel volante ad alta velocità.

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