mercoledì 15 ottobre 2014
Se la fine dello Stato nazionale è l’inizio dell’Europa federale
Pensare oggi all’Europa delle nazioni, ovvero al superamento degli Stati-nazione, significa anzitutto riconsiderare il ruolo dello Stato. Lo Stato di oggi non è più un soggetto sovrano-centrico e si è progressivamente svuotato del suo potere. Al fenomeno della perdita di potenza e del logoramento della sovranità dello Stato-nazione, che è ben simboleggiato dalla fine del secolo americano, non ha tuttavia corrisposto un incremento di sovranità di uno Stato europeo, quanto semmai di attori diversi. Città-Stato, multinazionali, Ong, dinastie finanziarie, grandi università, gruppi di fondamentalisti religiosi, attivisti. Tutti soggetti non statuali, transnazionali più che sovranazionali, i quali nell’era ibrida delle reti virtuali erodono ulteriormente la sovranità statuale ed acquisiscono legittimità politica.
Quale via resta allo Stato per salvarsi? Quella di dare vita ad un soggetto politico europeo diverso dall’attuale, più legittimato a governare di quanto non lo sia oggi, ovvero di costruire la strada di una nuova Europa federale – diversa da quella federalista proposta finora – fatta di principi federativi fondamentali come devolution e governance (utilizzando qui non a caso due termini nella lingua federativa europea, l’inglese).
La nostra epoca è assimilabile ad un medioevo postmoderno e può preludere ad un nuovo rinascimento europeo. Così come gli Stati feudali nel 1300 si esaurivano per dare vita ad un processo di integrazione nazionale, è oggi necessario completare il processo di integrazione federale europea nell’ambito di una governance dotata di regole uniformi (in ambito monetario, finanziario, fiscale e normativo) e di politiche comuni armonizzate sulle singole tematiche (dalla giustizia alla politica estera e di difesa comune).
La storia del processo d’integrazione europea dimostra che il modello da perseguire non va finalizzato alla costruzione di uno Stato sovranazionale dotato di una matrice costituzionale che ne legittima la ragion d’essere politica. Il percorso di costruzione dell’Europa unita passa semmai dal processo di unione federativa che nel 2015 potrebbe confluire nella nuova Convenzione europea. L’Italia, già con il semestre di presidenza del 2014, ha una grande opportunità da cogliere per contribuire a questo processo e per farlo deve guardare all’evoluzione dei rapporti tra Regno Unito ed Unione Europea.
L’Europa che nascerà e rinascerà federale. Il suo divenire o sarà tale o non ci sarà. “Non vi sarà pace in Europa, se gli Stati si ricostruiranno sulla base della sovranità nazionale… I paesi d’Europa sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la prosperità e l’evoluzione sociale indispensabili. E’ necessario che gli Stati europei si costituiscano in federazione…” Le parole di Jean Monnet risuonano tutt’oggi come monito per intraprendere la via della nuova Europa federale.
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