mercoledì 15 ottobre 2014

Fini ospite ad Agorà

Il prossimo lunedì, 15 settembre, Gianfranco Fini sarà ospite ad Agorà alle ore 9.00 su rai 3

A Mirabello tutti insieme, ancora una volta

Si terrá anche quest'anno la storica Festa Tricolore di Mirabello, dal 12 al 14 settembre, l'intervento di Gianfranco Fini é previsto sabato 13 alle ore 18:00. "Davanti alla situazione attuale della destra italiana - commenta il fondatore della Festa, Vittorio Lodi abbiamo un dovere in più per fare la Festa Tricolore ed essere presenti alla sua trentatreesima edizione. Il titolo di quest'anno sarà "Una storia che continua".

Mercoledì 23 Fini ospite di In Onda, su La7

Il prossimo mercoledì, alle 20.30, Gianfranco Fini sarà ospite della trasmissione In Onda, su La7

Fini: lieto per assoluzione di Berlusconi, la magistratura si è dimostrata imparziale

di Gianfranco Fini
Al di là del giudizio politico su Berlusconi, tutti gli italiani, e quindi anche i suoi avversari, devono essere lieti della sua assoluzione, perché la magistratura, annullando una sentenza di primo grado che ha pesantemente discreditato le nostre istituzioni in ogni angolo del mondo, ha confermato di essere pienamente autonoma ed imparziale

Fini alle ore 16.00 a SkyTG 24

Oggi, alle ore 16.00, Gianfranco Fini sarà ospite di SkyTG 24.

E’ tempo di realizzare l’impossibile

di Giuseppe Tararella
#Partecipa, la manifestazione del 28 giugno a Roma, promossa da Liberadestra è andata bene. Oggi lo possiamo dire grazie al riscontro che ognuno di noi ha avuto parlando con amici, finiani e non, sul territorio. Possiamo ragionevolmente essere felici per il primo risultato. Ma basta Fini allenatore per vincere le prossime partite? Evidentemente no, perchè dobbiamo sicuramente mettere in campo una squadra in grado per tornare a vincere, ma bisogna anche approntare un cantiere per costruire una grande palestra. Un luogo in cui allenare i talenti al servizio non di un rilancio personale, ma di un cambio di testimone; di un “dopo” che non consegni all’oblio e agli archivi una storia che ha invece ancora molto da dire. La storia non è finita dopo il crollo del Muro, la destra politica italiana non è finita e non finirà con la sua atomizzazione elettorale. È finita, ed è finita per sempre, la corsa al posizionamento tattico, la furbesca algebra del modo migliore di spillare soldi e seggi a Silvio Berlusconi, la patetica corsa al grillismo e al salvinismo di complemento. Per questo, nella bella assemblea romana di fine giugno che ha rappresentato il nostro nuovo inizio, Gianfranco Fini ci ha inchiodati per un’ora alla sedia senza pronunciare una sola sillaba di livore o di sprezzo per chi non c’era, per chi non ha saputo, per chi non ha voluto. In quella sede un solitario disturbatore ci ha tenuto ad esprimere rumorosamente il suo dissenso: peccato che abbia preferito farlo nel confortevole buio della platea, arrampicato in piccionaia come un qualsiasi contestatore da loggione, anziché –come avrebbe potuto- intervenendo dal palco come hanno fatto decine di persone, a cui non abbiamo chiesto alcun esame del Dna o “cimice” antemarcia. Perché il cantiere che abbiamo in mente, quello al quale attendono in tutta Italia un po’ di generosi squattrinati, è quello dell’Arca di Noè, non della Torre di Babele. Non è frutto di superbia e di presunzione, con tanto di inevitabile confusione delle lingue, ma di umile amor di Patria. Nel diluvio universale che ha travolto il centrodestra si immola infatti anche una certa idea d’Italia. Non vogliamo essere indotti a scegliere il “compromesso storico bonsai” del Partito Democratico, che ci salvi dai mestatori antinazionali a cinquestelle o padani. Un’altra idea di Patria, un’altra idea di futuro è possibile; purché si sappia edificarla con lunga lena e sforzo, cucendo ed aggregando diversi, includendo e recependo idee e progetti, alleando e consolidando mondi, reti, sensibilità. Non è difficile; di più. Ma non possiamo non farlo. Come dissero i nostri cugini scendendo sui boulevard del Quartiere Latino: dobbiamo essere realisti, chiediamo l’impossibile. Oggi è tempo di realizzarlo.

Nessuna gerarchia in campo, spazio alle nuove leve

di Riccardo Fucile
Dopo l’appuntamento del 28 giugno all’Eur, Gianfranco Fini torna a fare il mister lontano dalle telecamere. E come tutte le squadre di calcio per le quali è fondamentale la preparazione estiva, anche quella alla ricerca “della destra che non c’è” non ha riposto le scarpette negli armadietti dello spogliatoio, ma sta organizzando gli appuntamenti con le “nuove leve calcistiche”, alla ricerca di futuri talenti. Contrariamente al passato, il metodo scelto è completamente diverso: in questa fase nessuna struttura piramidale, nessun responsabile regionale, nessuna gerarchia. Al di là della cerchia dei più stretti collaboratori, la scelta è quella di creare una struttura orizzontale dove nessuno reclami la maglia del regista o del bomber, ma tutti si mettano a disposizione del progetto comune. Ad un osservatore esterno non sfugge comunque una maggiore presenza “di riferimento” sul web e sui social, sia attraverso presenze organizzate che di gruppi spontanei. Fini in persona ha scritto una lettera ai singoli partecipanti al meeting dell’Eur, invitandoli a far parte dei vari comitati promotori regionali: chi si renderà disponibile sarà messo “in collegamento” con gli altri per una prima riunione organizzativa paritaria “presieduta” da un “esterno” di altra regione. Obiettivo organizzare il primo raduno della futura potenziale squadra finiana: le assemblee regionali che dovrebbero, nelle intenzioni, essere l’occasione di verifica della partecipazione e dell’interesse a costruire “la destra che non c’è”, nonchè la possibilità di venire a contatto di una nuova futura emergente classe dirigente. La strada tracciata eviterebbe la corsa alle primogeniture e al pericolo di subire eccessive pressione di gruppi e circoli organizzati di area. Ua squadra con gerarchie stabilite finirebbe per relegare subito in panchina eventuali nuovi talenti: questa la filosofia del mister. Solo il tempo e il campo diranno se lo schema di gioco verrà rispettato e porterà i frutti sperati. Perchè l’allenatore conta, ma ancora di più il modulo di gioco, la corsa dei singoli, le illuminazioni del regista e la capacità realizzativa del bomber.